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domenica 20 ottobre 2013

Laboratorio d’Arte e Immagine

Laboratorio d’Arte e Immagine
A cura di Pippo RAGONESI – Via Vittorio Emanuele III, 365 – Belpasso (CT) – telef. 095. 917674 – cell. 346 3600154

CREAZIONI POLIMATERICHE CARTAPESTA e DECORAZIONE PITTORICA

Con il Novecento e le sperimentazioni delle Avanguardie artistiche si diffonde un nuovo linguaggio basato sulla tecnica dell’Assemblaggio di materiali   diversi. Cubisti, Futuristi, Dadaisti e molti altri artisti contemporanei trovano in oggetti di vario tipo, recuperati dalla vita di tutti i giorni, nuove suggestioni e idee per nuove possibilità espressive. Una sorta di collage, ma la resa è a tre dimensioni e quindi si sviluppa nello spazio.

CARTAPESTA

La cartapesta è composta da acqua, colla e carta. Si è diffusa a partire dalla Cina, dove fu utilizzata per la prima volta. E’ una tecnica molto economica, perché si basa sul riciclaggio della carta. Si può lavorare essenzialmente in due modi, per sovrapposizione di strati di carta e colla, oppure modellando un composto ottenuto facendo macerare la carta nell’acqua con aggiunta di colla vinilica.
I LABORATORI SARANNO APERTI A TUTTI, NON ESISTE LIMITE DI ETA’.
OCCORRE: La voglia del fare per fare meglio
CREATIVITA’: Per rimanere sempre giovani   e allungare la vita
IMPEGNO: Per realizzare oggetti bellissimi
AMORE: Per connettersi con se stessi e con gli altri
GIORNI: Martedì e Venerdì dalle ore 17,30 alle 20,00


Per informazioni e iscrizioni contattare direttamente  Pippo RAGONESI  - 3463600154  Pippo   RAGONESI – 346 36 0

Laboratorio d’Arte e Immagine


A cura di Pippo RAGONESI – Via Vittorio Emanuele III, 365 – Belpasso (CT) – telef. 095. 917674 – cell. 346 3600154
                                             www.pipporagonesi.it – info: pipporagonesi@hotmail.it

CREAZIONI POLIMATERICHE CARTAPESTA e DECORAZIONE PITTORICA

Con il Novecento e le sperimentazioni delle Avanguardie artistiche si diffonde un nuovo linguaggio basato sulla tecnica dell’Assemblaggio di materiali   diversi. Cubisti, Futuristi, Dadaisti e molti altri artisti contemporanei trovano in oggetti di vario tipo, recuperati dalla vita di tutti i giorni, nuove suggestioni e idee per nuove possibilità espressive. Una sorta di collage, ma la resa è a tre dimensioni e quindi si sviluppa nello spazio.

CARTAPESTA

La cartapesta è composta da acqua, colla e carta. Si è diffusa a partire dalla Cina, dove fu utilizzata per la prima volta. E’ una tecnica molto economica, perché si basa sul riciclaggio della carta. Si può lavorare essenzialmente in due modi, per sovrapposizione di strati di carta e colla, oppure modellando un composto ottenuto facendo macerare la carta nell’acqua con aggiunta di colla vinilica.
I LABORATORI SARANNO APERTI A TUTTI, NON ESISTE LIMITE DI ETA’.
OCCORRE: La voglia del fare per fare meglio
CREATIVITA’: Per rimanere sempre giovani   e allungare la vita
IMPEGNO: Per realizzare oggetti bellissimi
AMORE: Per connettersi con se stessi e con gli altri
GIORNI: Martedì e Venerdì dalle ore 17,30 alle 20,00

Per informazioni e iscrizioni contattare direttamente              Pippo   

domenica 5 febbraio 2012








CONTEMPORANEAMENTE SOGGETTO E OGGETTO DELLA CREAZIONE ARTISTICA
Il mio primo incontro con Pippo Ragonesi risale agli inizi degli anni Sessanta, fra i banchi di quella scuola media che, in attesa del varo della legge 1859 del 31.12.1962, si chiamava “sperimentale”. Un contatto di breve durata, per la verità, visto che presto le nostre strade si sarebbero divise e noi avremmo continuato il nostro percorso in sezioni diverse.
Era il periodo in cui “lungo la speme e breve ha la memoria il corso” e ciascuno di noi accoglieva con grande entusiasmo ciò che la scuola proponeva, impegnandosi al massimo delle proprie possibilità in quelle attività verso le quali sentiva più forte la vocazione, vivendo il proprio presente con un timido sguardo a quel futuro “vago” che si profilava nelle nostre menti. Così c’era chi se la cavava egregiamente tra Espressioni e Problemi, chi tra Riassunti e Temi (rigidamente “di fantasia”, questi ultimi, specie quando capitava il classico “Come hai trascorso le tue vacanze”), chi tra Compensati e Martelli e chi tra Matite e Colori a cera o a tempera, utilizzando nel migliore dei modi i suggerimenti di cui ora il prof. Coppola ora il prof. Girbino erano assai prodighi durante le loro lezioni. Naturale, con queste premesse, che ciascuno di noi, finita la scuola media, imprimesse alla propria vita direzioni diverse. Altrettanto naturale che Ragonesi indirizzasse la sua naturale inclinazione verso una scuola ad indirizzo artistico per continuare con altri maestri il percorso intrapreso e per acquisire supporti tecnici da mettere a servizio di quanto Madre natura gli aveva benignamente messo a disposizione.
Che quanto da lui fatto vedere ai tempi della Scuola Media contenesse in nuce l’artista che è diventato lo compresi alla fine degli anni Ottanta quando, rientrato a Belpasso dal mio esilio professionale in quella Lombardia dove la Lega e Bossi cominciavano a muovere i primi passi, capitai nella sua bottega, che già d’allora si presentava con tutti i caratteri di un vero e proprio Centro culturale. Mi avevano colpito, prima, le sue grafiche (tutte con scorci paesaggistici belpassesi) e un quadro che avevo avuto modo di osservare aspettando il mio turno nella sala d’aspetto dello studio oculistico del dott. Consoli, ma il trovarmi lì, forse perché mai prima di allora mi era capitato un contatto diretto con un ambiente del genere, mi aveva rivelato che il ragazzo incontrato di sfuggita sui banchi di scuola aveva da tempo abbandonato il ruolo di “promessa” ed era diventato un “artista” con la A maiuscola.
Che dire di Pippo Ragonesi quando su di lui è stato scritto praticamente tutto? Cosa aggiungere a quanto abbondantemente hanno detto su di lui apprezzati giornalisti e autorevoli critici d’arte?
Pippo Ragonesi incute, almeno in me, grande soggezione. Per tanti motivi: per quel volto rimasto “da bambino” che neanche i folti baffi e qualche ciuffetto di capelli bianchi riescono ad invecchiare; per quella naturale disponibilità all’ascolto e al confronto che caratterizza il suo relazionarsi con gli altri; per quella modestia che lo porta a fare passare per assolutamente normale ciò che grazie al lui è veramente eccezionale; per quel modo di vivere l’esperienza artistica che lo vede contemporaneamente soggetto e oggetto della sua creazione; per quella facilità con la quale passa dal paesaggio alla natura morta, dal ritratto all’autoritratto, al nudo; per quella capacità di scuotere la tua adrenalina manipolando il colore fino a farlo esplodere; per quel modo che sollecita la riflessione senza intaccare minimamente il godimento estetico; per quell’abilità nel trasportare sulla tela aspetti della realtà rivisitati alla luce della sua sensibilità e della sua cultura; per la mediterraneità dei suoi colori esaltata dal rosso della lava dell’Etna, dall’azzurro del cielo, dal nero della roccia, dal blu del mare, dal verde degli aranci e dei boschi .
A sostenere quello che è il mondo di Ragonesi è la sua solida preparazione culturale – sintesi del contatto tra il mondo classico e il mondo contemporaneo, tra filosofia occidentale e filosofia orientale, dalla quale nasce il suo messaggio di armonia e di amore, in una gioiosa fusione in cui natura, uomini e cose diventano un tutt’uno.
Da anni Pippo Ragonesi intrattiene un felice sodalizio culturale con il giornalista Pino Pesce, da Motta Sant’Anastasia, già docente di Materie Letterarie negli Istituti Superiori, profondo conoscitore della sua evoluzione artistica. Per lui ha scritto, per la collana “Maestri contemporanei”, l’originale ed interessante libro-catalogo “Ragonesi è/e fusione”, edita dal Centro Culturale “Risvegli”. Finita di stampare nel 2009, l’opera è stata presentata lo scorso 27 marzo nella sala conferenze dell’Etna Expo nel complesso “Etnapolis” di Belpasso.
Attraverso una intelligente selezione di monografie – di Carmelo R. Viola, Paolo Giansiracusa, Francesco Nino Nicita, Angelino Cunsolo, Maria Sambataro, Rachele Castro, Laura Galesi, Maddalena De Lisi, Rosario Cunsolo, Pasquale Licciardello, Maria Giuseppa Fiamingo, Alessandro Puglisi, Loreley Rosita Borruso, Cettina Serra, Ludovico A. Lizzio, Anna Asero – Pesce si immerge fra le pieghe più nascoste dell’arte di Ragonesi che, dopo essere stata indagata e “squadrata”, non presenta più alcun punto oscuro e può così offrirsi al lettore per una facile comprensione.
Un’altrettanto intelligente selezione di immagini tutte a colori, che ripropongono scorci di numerose opere, fa emergere tutti gli elementi che rendono Ragonesi artista capace di fondere arte e vita, materiale e spirituale, oggettività e soggettività, quiete e movimento.
Difficilmente chi si viene a trovare di fronte ai suoi quadri rimane indifferente, visto che da questi, complice l’originalità dell’espressione esaltata dal dinamico intreccio delle forme e dall’intensa cromaticità, emerge un messaggio che induce sicuramente alla riflessione. Dunque, non solo fusione, ma anche effusione, a decodificare lo strano titolo con il quale Pesce sintetizza un percorso di vita vissuto attraverso l’evoluzione di un ‘Arte perennemente in fieri, segno di un’ansia indomita di vivere nuove esperienze, di sperimentare nuove tecniche, di esprimere la propria concezione della vita, di dialogare con gli altri.
Vito Sapienza
(da ALTA FREQUENZA, Luglio/Agosto 2011)

domenica 22 gennaio 2012

LAURA GALESI - LA VIA DEL FUOCO








BELLEZZA E CREATIVITA’

Milo, 22 agosto 2003 - mostra dell’artista Pippo Ragonesi

Sempre attuale (Gennaio 2012)

La via del fuoco

Bastava guardare le pareti che mostravano i quadri de La via del fuoco, ultima antologica di Pippo Ragonesi per sentirsi rapiti da un senso di movimento continuo.

La danza è un elemento cardine delle opere dell’Artista. Una danza sensuale, una danza senza tempo dai confini indefiniti, come in Danza mistica, dove una vibrante sensualità e un misticismo sublimano le emozioni umane che vogliono farsi divine.

La sublimazione che pervade l’opera del maestro è frutto dell’influenza “orientale” di Michael Barnett (allievo di Osho), Ram Prakash Sharma Yogi, del terapeuta Alfredo Alì. L’incontro con le pratiche orientali rendono giustizia alla spiritualità dell’artista. C’è nelle sue opere un senso di febbrile ricerca del reale che diventa divino.

E’ nella danza che “istinto” e “meditazione” si fondono. Ragonesi utilizza pennellate forti e marcate tese a dare senso all’irrequietezza del divenire quotidiano, i volti sembrano esprimere questi contrasti, dolcezza e rabbia allo stesso tempo.

Questi contrasti pervadono tutta l’opera dell’artista. Un legame tra uomo e natura.

Il fuoco della lava e/o la cenere vulcanica ne sono un esempio. Il primo è la forza primordiale, la passione, il senso della lotta; la seconda è l’equilibrio della passione, o forse più il riposo dopo il fervore passionale.

Quale città migliore di Milo poteva ospitare quest’ultima trovata artistica di Pippo?

Milo cullata dalla dolcezza della natura e rabbiosa come il suo vulcano.

Il sindaco Paolo Sessa, che ha sempre cercato di rendere omaggio alla bellezza e al fervore di questa terra, ha questa volta puntato su un grande artista come Ragonesi, per rendere un omaggio all’Etna e al suo Comune. E l’artista -negli ultimi scampoli d’ autunno- ha risposto con Agape, Philos e Eros, la via del fuoco, un tema intessuto di colori, di ceneri e di cultura filosofico-religiosa oscillante fra oriente e occidente ed incastonato fra le note di Liana Gioieni che ha eseguito “Café de la paix” di Franco Battiato e le note a quattro mani di Enza Alessandria e Rosa Greco su musiche di Mozart, Bellini, Fauret, Brahams e Dvoràk. Quindi “un bel connubio –come ha detto il Sindaco- voluto nell’incantevole cornice del mare Jonio e il rosso gigante di fuoco per evocare con particolari atmosfere gli antichi miti e farli rivivere nella nostra attualità”.

Il suddetto tema è stato trattato, a chiusura della manifestazione artistica, dalla dotta conversazione di Pino Pesce, Rachele Castro e Pasquale Licciardello; mentre il vernissage aveva avuto come presentatore del percorso artistico di Ragonesi il prof. Angelino Cunsolo, che da più di venti anni segue l’evoluzione artistica del maestro etneo.

Per Pino Pesce, la chiave di volta per entrare in quest’ultima tappa artistica di Pippo sta in una sua recente opera titolata appunto “La via del fuoco”, dove il lago di fuoco del cratere, da cui scende una lingua di fuoco segmentata, racchiuderebbe tutta la sua evoluzione pittorica la quale, come il magma primario, racconta la vita universale e, come la lava dell’Etna, racconta la vita circoscritta di uomini e cose. Nell’ evoluzione artistica di Ragonesi, il professore Pesce ha individuato delle “radici fisiologiche remote che riconducono alla primitività dell’essere nel suo farsi come spiritualità che è diventato nel tempo ansia di ricerca, desiderio di assorbire l’infinito, non quello impossibile, ma quello della realtà, dell’oggettività, dell’essere, cioè della natura che conosciamo e che non conosciamo, ma che vogliamo scoprire”. Ma questo non vuol dire, come ha chiarito il professore, che l’autore sia senza dio. “Egli –infatti- lo scorge in tutto, nel mare dell’essere, chiuso all’uomo come conoscenza assoluta, ma aperto come continua ricerca”. In questa filosofia è racchiuso il significato della Danza Mistica, un’ opera che è sintesi di “istinto” e di “meditazione”.

Per Rachele Castro “Il genere umano è da sempre affascinato dal fuoco. Un richiamo atavico lo ha spinto a contemplarne la bellezza e ad interpretarne il messaggio nascosto. La fiamma della pura conoscenza: Agape, il fuoco dell’alleanza: Philos, l’eterno consumarsi chiamato amore: Eros. Questi sono i suoi volti e tre delle sue vie, che adesso è possibile ripercorrere attraverso la mostra personale del Maestro Ragonesi, intitolata proprio La via del fuoco”. Un viaggio attraverso l’anima e la sua massima espressione: il corpo. E’ proprio sul concetto di fisicità si è incentrato l’intervento del professore Pasquale Licciardello, il quale ha chiarito: “ Il fuoco non è solo interpretazione positiva. Il fuoco-cosmo è anche pericolo, distruzione. Nella cultura greca il sole, ad esempio, è sia bellezza che distruzione; infatti sole in greco vuole dire Febo ma anche Apollo, inteso come colui che colpisce da lontano. L’uomo vive di credenze false come fossero gagliarde, perché nel proprio divenire ha bisogno di credere in qualcosa. La divinità è un principio artificiale, creato dal bisogno umano. L’Eros va inteso alla stregua del principio di antropomorfismo con tutti gli elementi di fisicità che ci contraddistinguono. Eros è assimilazione di ciò che ci sta intorno, è soprattutto trasposizione sessuale. L’agape e l’ eros non sono altro che una trasposizione mentale sessuale”. Analizzando poi il linguaggio pittorico di Ragonesi, Licciardello ha detto che la sua arte è al servizio di aspirazioni meta-pittoriche mistico-filosofiche tendenti al panteismo, ma che raggiunge i migliori risultati quando le pennellate dense e tracimanti di colore parlano il linguaggio del corpo come realtà originaria e totalizzante. Da qui l’aggancio al materialismo fisiologico e al recupero del pensiero di Giacomo Leopardi e di Gino Raya.

Un viaggio quindi tra corpo e anima, tra essenza spirituale e passionalità vulcanica, tra colori e suoni, tra segni e note musicali; movimenti impetuosi e dolci tra la danza della mente e la staticità del corpo. Insomma un tributo all’arte, alla bellezza, alla natura, a Milo.

Laura Galesi

mercoledì 4 maggio 2011







di Andrea TRICOMI.
Si è conclusa con un buon consuntivo «SiciliArte», la Rassegna Internazionale d’Arte moderna e contemporanea che si è tenuta a “Etnaexpo”, spazio fieristico all’interno dell’ Etnapolis di Belpasso. Molti sono stati i visitatori ed amatori d’arte accorsi, da tutta la Sicilia e oltre stretto, alle cinque giornate espositive.

Particolarmente coinvolgente è stata la giornata della chiusura artistica della manifestazione: in intesa con Tribeart è stato presentato il “concept book” Mal di bici di Giovanni Caviezel e Antonino Di Giovanni: un volume che parla dell’interattività tra il testo e chi legge. Relatore è stato Nuccio Angelico, accompagnato dalle letture di Lia Basile e Carmelo Motta e dalle note musicali di Giovanni Guglielmino alla pianola.

Rilevante, a chiusura della mattinata, la perfomance di Graziano Cecchini, futurista romano che, con la collaborazione di Liliana Nigro e Rosalba Leonardi Indaco, su uno schermo, ha fatto scorrere le immagini di Ma-Donna. Un impatto questo un po’ forte e fuori dalle linee conformistiche. Le immagini sono state prese dal libro-scandalo della rockstar Madonna. Si ricorda che la Diva posò con foto erotiche che fecero tanto parlare i media. Ma Cecchini ha voluto porsi «contro i canoni che stanno fin troppo stretti alla donna, che la condannano ad un’eterna ricerca della parità con l’uomo».

A chiusura di giornata, nell’affollata sala conferenze, è stato poi presentato – dal periodico l’Alba in collaborazione con SiciliArte – il librocatalogo monografico a cura del giornalista Pino Pesce: Ragonesi è /e fusione. Il libro dal titolo bizzarro che racchiude – come ha chiarito il curatore – la filosofia religiosa orientale ed occidentale, passando attraverso l’antica Grecia, spiega la formazione culturale del pittore Pippo Ragonesi, centralità del volume, la quale permea, con linee e colori, tutta la sua produzione artistica.

Relatori sono stati l’architetto Oriana Oliveri, docente di Storia dell’Arte al Liceo Emilio Greco di Catania, e il professore Mario Tropea, docente di Letteratura Italiana all’Università di Catania. I due oratori hanno presentato l’Artista belpassese come erede della scuola pittorica siciliana del Novecento, sulla scia di Romano, Coppola, Brancato, Marchese, Laganà e Guccione che lo hanno formato pittoricamente e spiritualmente.

Da attento discepolo di grandi maestri, è approdato ad una visione filosofica che ha avuto felici sviluppi nello “Yoga painting”, pratica ispirata alla riproduzione di elementi naturali riconducibili alle discipline orientali. Di Ragonesi, pittore-filosofo, si potrebbe dire che «rivifica Picasso e Matisse attraverso la “meditazione” di un onirico paesaggio siciliano e che nelle sue opere interiorizza concretamente la “fusione” di tre momenti essenziali della storia umana: l’Arte, l’Amore e l’Armonia. Senza dimenticarsi però che al centro delle sue opere appare spesso l’Etna, potenza della sua forza espressiva».

La serata è stata piacevolmente coronata dalle letture del video documentarista Enzo Motta, dal sax di Giuseppe Cunsolo e dalla chitarra di Dario Matteo Gargano.

mercoledì 16 marzo 2011

Tra figurativo e non - testo di; Maria SAMATARO




Il disagio esistenziale dell’uomo (e dell’artista) di fine modernità si concretizza nelle opere di Ragonesi attraverso la rivisitazione degli antichi miti.

tradizione e innovazione, figurativo e non, astrazione ed empatia convivono nei suoi lavori in un linguaggio pittorico volutamente provocatorio.